L'ultimo viaggio di un poeta by Klaus Mann, Herman Bang, B. Berni

By Klaus Mann, Herman Bang, B. Berni

Quando nel gennaio 1912 Herman Bang salpa da Amburgo a bordo del Moltke in line with raggiungere manhattan e avventurarsi all’ovest nel nuovo mondo, in keeping with una delle brillanti tournée di letture che hanno consacrato los angeles sua fama in Europa, non sa ancora che oltreoceano incontrerà los angeles morte. Forse è stato questo advert affascinare l’esule Klaus Mann, che incluse lo scrittore danese nella sua opera dedicata ai “visitatori illustri” che approdarono negli Stati Uniti a inizio secolo. Il suo “Viaggio al termine della notte” ha infatti in keeping with protagonista il “fratello del lontano Nord danese”, come Thomas Mann lo definiva, in keeping with l’affinità spirituale che univa l’intera famiglia Mann al malinconico “dandy” di Copenaghen. Ed è proprio un senso di resa dei conti con l. a. vita, con l’uomo e il mondo, a incombere sull’effervescente e cosmopolita racconto newyorchese di Klaus Mann, come nelle ultime pagine scritte dallo stesso Bang, incluse in questo libro. Lettere, il germe di un romanzo sull’umanità di un transatlantico in lotta con l. a. tempesta e un lapidario racconto su una dolceamara abdicazione alla vita, l. a. stessa che Bang sente sfuggirgli una volta approdato in quella terra sovraccarica di possibilità e di speranze, in “quell’infinito paesaggio della giovinezza” che lo fa sentire ancora più inconsistente, inutile, dannato.

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Quando torno in corridoio, il signor von Tschirnitz è in piena conversazione con il capocuoco. Il capocuoco ha un fazzoletto al collo e nel volto un’espressione rassegnata, come tutti i cuochi il cui intestino non sopporta tutte quelle salse. “Signore mio”, dice a von Tschirnitz, “la gastronomia navale è una cosa del tutto a parte – a sé stante… Metta un cuoco di terra in questa cucina, signore mio; io ho dieci cuochi e un cuoco di terra non riuscirebbe a trovare il posto per due. Ma l’arte consiste nell’approvvigionamento, e poi riuscire a variare con le scorte, per i signori…” “Molto giusto”, annuisce von Tschirnitz.

Il suo cuore duole. Preme la mano tremante al petto. Vuole gridare, ma non ha voce. Sospira. Sa che è la fine. Il treno si ferma in mezzo a un paesaggio maestoso e spaventoso: uno scenario biblico, arido ed eroico, minaccioso e affascinante con le sue gelide montagne che si stagliano nitide contro un cielo infuocato. Dal cielo viene una luce dura e metallica. Tra le rocce le acque azzurro ghiaccio si tuffano nelle profondità. L’aria è densa di rumori acuti e tintinnanti – il canto trionfante dell’aurora, l’inno crudele di un nuovo giorno.

Lo implora la donna. “Nessuno è responsabile di quanto è accaduto. Non abbiamo nessuna colpa. ” Ma il giovane continua a scuotere disperatamente la testa. “Noi lo abbiamo ucciso. L’America lo ha ucciso. Non riusciva a sopportarlo. Era diverso. I grattacieli, il paese così grande, e anch’io gli incutevamo paura. ” La donna prende il suo volto umido di lacrime tra le mani. Glielo asciuga con le dita. Gli bacia le guance e le labbra. Assapora il gusto amaro delle sue lacrime. Ancora una volta lo prega: “Calmati!

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