L'amore e l'occidente by Denis De Rougemont

By Denis De Rougemont

Questa affascinante opera che percorre ardita­
mente l'intera formazione dello «spirito» della
cultura occidentale è diventata ormai un classico
pur non essendo una vera e propria opera scienti­
fica. Anzi il suo fascino deriva in certo senso pro­
prio dall'ardire con cui salta a piè pari le lunghe
elencazioni di dati e di confronti storici e filosofici
delle opere «serie». los angeles cura stessa con l. a. quale gli
studiosi ufficiali si sono affannati a smentire los angeles
sua conturbante scoperta - che l'intera cultura
occidentale si fonda sull'identificazione di amore
e morte, according to los angeles prima volta compiutamente elabo­
rata dall'eresia catara - ne è los angeles migliore dimostra­
zione. Questa teoria sarebbe passata dalla teolo­
gia al «senso comune» con los angeles mediazione della
poesia: catari sarebbero stati infatti i primi poeti e
cantori dell'amore cortese che avrebbero elabo­
rato il loro linguaggio sulla base dei termini della
teologia catara e avrebbero permeato del suo spi­
rito l'intera letteratura europea. Secondo story
concezione l'anima è confinata nel corpo e aspira
a tornare a una unità indifferenziata, mistica, con
la divinità da cui è separata dall'esperienza mate­
riale. I poeti cortesi fanno propria story concezione
dell'amore, contrapponendo il matrimonio, con
le sue leggi e il suo carattere istituzionale, all'a-
more-passione, l'amore che è annullamento di se
stessi, che è identità, vertigine, abbandono. In
base a questa chiave de Rougemont legge los angeles lette­
ratura, los angeles cultura, l. a. civiltà occidentali, inseguen­
do il mito dell'amore-passione nelle sue meta­
morfosi proceed fino all'attuale crisi del matri­
monio in una convinta apologia della fede
«ortodossa» e dell'amore coniugale.
Denis de Rougemont è nato a Neuchàtel nel 1906. All'i­
nizio della Seconda Guerra Mondiale si trasferì negli
Stati Uniti, rimanendovi fino al 1947. Sue opere piinci-
pali sono: «Le paysan du Danube» (1932), «Politique de
la personne» (1934), «Penser avec les mains» (1936).

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Del mito dell’amo re tragico, certamente. ) fyj del mito dell’amore in quanto intensità, mitico bisogno | amore nel profondo psichismo di ciascuno? J Saranno le generazioni giovanissime oggi, in profond tensione conflittuale col mitico modello, a fornirci u | risposta domani, a una prossima riedizione di questo libri Quel che è certo — ed una volta ancora de Rougemoi tornerebbe ad avere ragione — è che una immensa violtì za eretica, sottratta al mito, è stata caricata sul conto ci sesso, fino al limite della confusione macabro-mistica < certi fumetti pornografici, degli eccessi sadici di certi alti dove il mito viene propriamente « draculanizzato »; fii a certi film dei nostri giorni, da « Arancia meccanica » « Salò », dove la denuncia della violenza non riesce ì essere con certezza liberazione dalla violenza; fino a cei delitti sessuali dei nostri giorni, dove sul conto della è feratezza troviamo a chiare lettere scritta la guerra, \ profonda commistione occidentale, a partire dalla Cavi leria, fra conquista bellica e conquista della donna.

Ecco il fatto fondamentale. Ma l ’entusiasmo che noi mostriamo per il romanzo, per il film nato dal romanzo; l’erotismo idealizzato diffuso in tutta la nostra cultura, nella nostra educazione, nelle immagini che adornano la nostra vita; il bisogno infine 59 d’evasione esasperato dal tedio meccanico, tutto in noi e intorno a noi glorifica a tal punto la passione che siam giunti a vedere in essa una promessa di vita più viva, una potenza che trasfigura, qualcosa che sarebbe oltre la felicità e la sofferenza: una beatitudine ardente.

Ma quel conflitto fra amore vissuto e amore sognato, amore quotidiano e amore contrariato, non investe allo­ 47 ra — visti tutti i termini in cui de Rougemont ce l ’ha descritto nel suo libro — ogni convivenza fra uomo e donna, anche fuori del matrimonio? La crisi sembra infatti più vasta, profonda ed esisten­ ziale di quel che de Rougemont non abbia indicato: sem­ bra riguardare la particolare incapacità della psiche occi­ dentale a sfuggire, ovunque e comunque (nel matrimonio, ma anche fuori di esso), ai ricatti di un mito difficilmente congedabile; ad adeguare il vissuto al mitico — cioè le strutture sociali della convivenza alle sovrastrutture men­ tali collettive e individuali.

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