La vita indocile: Servabo-La signora Kirchgessner-Il by Luigi Pintor

By Luigi Pintor

«Chi vuole cercare Pintor, lo troverà nella narrativa, paradosso estremo in line with un uomo che si voleva invece risolto nella politica, ma accettato, forse, come ultima gioia.»
Gianni Riotta, «Corriere della Sera»

Quattro prose autobiografiche di rara perfezione. «Dall’alto degli anni», Luigi Pintor si volta indietro in line with riordinare conti destinati a non tornare, e consistent with «restituire alle cose una durata che di in step with sé non hanno». Ma il passato non si lascia signoreggiare dalla memoria ricostruttiva, concedendosi soltanto a lampi di ricordi o dissimulandosi in narrazioni che dicono il vero – il dolore pulsante di un’intera esistenza – sotto le spoglie di una trasparente finzione. Con timbro senza pari, Pintor consegna il racconto a una scrittura retrattile, nuda, che diffida dell’ingannevolezza delle parole e sa spingersi sempre al di là dell’innocenza e della speranza.

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Da mio fratello imparavo giochi che mi svelavano i segreti della fantasia e dell’organizzazione, dai suoi racconti notturni le gesta dei paladini, le astuzie degli achei, gli arrembaggi del corsaro nero, le trame inestricabili dei melodrammi. Dai ragazzi poverissimi del quartiere, che giocavano scalzi con palle di stracci e centravano a sassate qualsiasi bersaglio, imparavo la destrezza e il gusto dell’anarchia. Ero pronto a cedere a ogni tentazione e nel buio dei tre cinematografi, di cui sapevo ogni segreto, provavo emozioni che i grandi stadi e i piccoli schermi del futuro non potranno eguagliare.

Scostarsi nelle idee e nei comportamenti dai confini che ci venivano assegnati significava scivolare sul piano inclinato delle lusinghe mondane. Giacché molti di noi venivano da una classe sociale che a quelle lusinghe era esposta per natura. Questa regola non valeva solo per le cose importanti ma anche per quelle minute. Andare al cinema invece che nelle assemblee di periferia, mettere da parte dei soldi per una vacanza familiare, erano comportamenti furtivi. Se il salario operaio era per noi la giusta misura e la condizione per salvaguardare un punto di vista universale, era malfatto integrarlo con accorgimenti.

Sono forse effimere vittorie che tuttavia la generazione dei padri e delle madri, con la sua guerra e i suoi sogni e le sue pene, non ha mai conosciuto. In questa comunità, fortilizio dell’ultima rivoluzione, spiccò il terzo giorno un gran cartello cinese contro il maestro involontario che ero io. C’era finalmente qualcuno che vendicava la soggezione dei nostri anni giovanili. Sapevo bene che questo spirito ribelle si sarebbe presto acquetato, che avrebbe conosciuto le nostre stesse delusioni, che ci aggiravamo in una catacomba soleggiata e non era il caso di confondere i nostri fumi d’incenso con la polvere da sparo.

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